“Sapore di te” di Angela Iezzi

"Sapore di te" di Angela Iezzi

“Sapore di te” di Angela Iezzi

Buongiorno a tutti e bentornati nell’angolino dei pensieri di Ilaria e dei suoi libri.

Oggi voglio parlarvi di un romanzo rosa degno dei più classici libri romantici degli anni ‘70. Abbiamo una lei e un lui, ovviamente, e abbiamo delle vicissitudini che sembrano prevalere sui loro sentimenti. Al contrario del ramo più fiabesco del genere, però, non abbiamo antagonisti infingardi e bugiardi, di quelli pronti a tramare in ogni situazione pur di ottenere il male degli altri. In “Sapore di te” le persone ricercano la felicità propria e degli altri anche se a volte non sembrano comprenderlo, ma andiamo con ordine.

 

 

LA TRAMA: Ashley è una giovane donna, amante dei libri e della letteratura, che ha sacrificato la sua vita per riuscire a conquistare la fiducia e la stima di suo padre. Nella sua mente, i sacrifici sono destinati a essere ben presto ricompensati, peccato che Nathan Morgan ha deciso di affidare la sua Morgan&Hall, una delle più affermate aziende dolciarie della città, a qualcun altro.

I due protagonisti.

I due protagonisti.

Jamie è un uomo deciso e un pasticcere creativo. Lavora con dedizione ed entusiasmo proprio alla Morgan&Hall da diversi anni, tanto da essere riuscito a innovare le linee di produzione incrementando il successo della rinomata azienda e a suscitare l’ammirazione del presidente e suo mentore, Nathan Morgan.

Ora Nathan è morto.

Ashley, che non ha più parlato con suo padre dal giorno in cui l’uomo ha nominato Jamie quale suo successore, freme dal desiderio di poter riavere la casa dove ha trascorso la maggior parte della sua vita e nella quale non è più entrata.

Jamie, invece, spera di poter presto riprendere il suo lavoro alla Morgan&Hall, dove non ha potuto più rimettere piede dalla morte di Nathan Morgan.

C’è un’unica cosa che si frappone tra loro e la realizzazione dei loro desideri: il testamento di Nathan Morgan. Il giorno dell’apertura del fatidico testamento è ormai arrivato, ma le cose non sono sempre semplici come Ashley e Jamie vorrebbero e Nathan, dalla tomba, ha un’ultima sorpresa per loro!

 

Ashley Jewell Morgan è un’eroina moderna, dalle grandi capacità in ambito lavorativo e dalla contraddittoria sfiducia in sé stessa. Probabilmente è proprio questa sua insicurezza a renderla attentissima ai particolari e particolarmente dedita al suo lavoro in una libreria. È testarda e molto poco flessibile ma adora i libri e il mondo che li circonda e impegna ogni stilla di energia in questo. Dovrebbe essere felice e soddisfatta della posizione raggiunta, ma non è così. Il primo desiderio di Ashley, infatti, era quello di vedere riconosciute le sue capacità dall’uomo che stima più di chiunque altro al mondo: suo padre. Per raggiungere quel sogno avrebbe fatto di tutto, compreso sacrificare anni interi della sua vita in studi che non le si addicono e che comportano per lei unicamente un vano sacrificio. Un simile obiettivo può rendere ciechi di fronte all’amore del prossimo e le lunghe rinunce possono far crescere un risentimento malcelato che conduce solo a discordie e litigi. Così il destino della nostra protagonista sembra essere scritto in una divergenza di vedute e in un malinteso lungo anni.

A fare da contraltare ad Ashley abbiamo Jamie Aron Standley. Un uomo maturo e affascinante, un pasticcere di successo che ama il suo lavoro e vi si dedica con profitto al punto tale da ereditare un’importantissima azienda dolciaria … l’azienda che Ashley pensava di meritare per il suo impegno e il suo diritto di nascita.

Nathan Morgan ha voluto diversamente e qui, dalla lettura delle sue ultime volontà, prende avvio la storia.

Lo stile frizzante e diretto, la cura nelle descrizioni e lo spirito ribelle e complicato della protagonista ci accompagnano in un mondo lontano, dal sapore statunitense, patria del grande boom del genere rosa. L’autrice mostra con estrema attenzione le vicissitudini che derivano da un punto di vista unico e spesso auto-centrato, col quale risulta molto probabile cadere nei più classici e divertenti fraintendimenti che accompagnano il lettore pagina dopo pagina. Senza soluzione di continuità la voce narrante ci guida nel mondo mentale della protagonista, dei suo desideri e delle sue aspirazioni, delle piccole trame contro il destino beffardo che la perseguita sin dalle prime pagine, divertendosi a metterla in difficoltà in tutti i modi possibili.

L’autrice parla di amore ma non disdegna di affrontare tematiche come l’amicizia, il rispetto, i rapporti di lavoro. Tutto si fa a misura di Ashley: guardiamo attraverso i suoi occhi una realtà nuova resaci familiare dall’abilità dell’autrice che, con poche parole, ci mostra i ragionamenti e le ingenue furbizie di una giovane donna costretta a fare i conti con le delusioni e gli impegni della vita, dimenticando che, spesso, se si è troppo concentrati a guardare verso ciò che ci sembra un fallimento, si possono perdere di vista le gioie che la stessa vita ci offre e ci mette vicino, a volte molto vicino. Persino in casa nostra.

Le influenze della Austen si fanno sentire man mano che si procede nella lettura. Lo stile semplice ma ben curato si mostra libero dagli arzigogoli femministi tipici dei primi anni del XX secolo, quando un’altra grande scrittrice, Virginia Woolf, elogiava il mondo femminile cristallino e positivo disegnato dalla Austen contrapposto all’oscurità del rammarico e dell’amarezza che si poteva leggere in autrici a lei contemporanee o quasi come Emily e Charlotte Bronte. Angela Iezzi si inserisce nella linea luminosa di Jane Austen, riportata però ai giorni nostri, quando una donna può e deve trovare una sua realizzazione anche in campo professionale ma non deve fermarsi a questo.

Un’ottima lettura per distendersi dopo una giornata impegnativa, per distrarsi dalle fatiche dello studio o del lavoro, per rilassarsi prima di andare a dormire, per passare un quarto d’ora in allegria e relax durante una pausa, per divertirsi in una domenica di maratona/lettura, che non fa mai male. Insomma … buona lettura a tutti!!!

Quel maledetto silenzio

Quel maledetto silenzio_M.G.L Valentini.

“Quel maledetto silenzio” di M.G.L. Valentini

Dopo diverso tempo, torno a raccontarvi una storia. Potrei raccontarvela in diversi modi e uno di questi sarebbe semplice: potrei riportarvi qui la trama del libro che ho letto da poco, prendendola direttamente dalla quarta di copertina. Ma sarebbe troppo facile. E non aggiungerebbe nulla a quanto già avreste tra le mani, acquistando il libro.

Per parlarvi di Rossano e di Damiano, i protagonisti di questo romanzo, prenderò le cose un po’ alla lontana e chissà, magari, qualcuno potrà apprezzare o addirittura condividere il mio punto di vista.

Non sono un’appassionata del genere romantico M/M. Non è che non mi piaccia, ma non lo ricerco e non lo apprezzo particolarmente. Non sono neanche un’appassionata di storie romantiche più in generale … forse perché non sono propriamente una romanticona, di quelle che adorano i mazzi di fiori e i cioccolatini le mandano in brodo di giuggiole. Eppure è proprio per questo che ho adorato “Quel maledetto silenzio” della Valentini. Sarà che neanche lei è una romanticona?

Il punto è che lei riesce a parlare dell’amore prendendolo per i piedi e rivoltandolo. Non ci sono lunghi discorsi filosofici, né altisonanti frasi poetiche alla maniera dei trovatori. Nei libri della Valentini l’amore è qualcosa di più pratico, di più concreto non solo a livello fisico, ma soprattutto a livello di quotidianità. Alla fine, pur trincerati in un silenzio che agisce come una forza centrifuga tra di loro, Rossano e Damiano continuano a scegliersi, a cercarsi ogni giorno, proprio nella loro vita di tutti i giorni. I loro gusti, le loro passioni, i loro interessi, i loro caratteri, tutto sembra dirci che non hanno proprio nulla da spartire, eppure …

Con una delicatezza infinita, l’autrice tratteggia un sentimento reale, vero più che mai, che si manifesta quando suona la sveglia al mattino, quando prepari il caffè sperando che riesca a svegliarti, quando rientri a casa tardi la sera e sai che devi ancora studiare per un esame da dare a giorni all’università, quando esci con gli amici e sembra che ti diverti un mondo, ridendo e scherzando. Ma nessuno sa. Nessuno vede che nel preparare il caffè pensi alla persona con cui vuoi condividerlo e speri che svegli anche lei, che quando torni a casa stanco morto e ti metti sui libri lo fai anche pensando a quanto sarebbe bello condividere questo interesse con la persona a cui tieni, che quando esci con gli amici e sembri divertirti, in realtà, i tuoi occhi cercano qualcuno  che forse non è lì in quel momento. Verità semplici e quotidiane che attraversano l’intera narrazione, condite con quella punta di ostinazione che porta i due protagonisti a ignorarle più che possono, fino a che fingere di non vedersi diventa praticamente impossibile.

Che dire? Sarà romanticismo? Io credo di sì, ma non è smielato e sdolcinato, è sincero e genuino e mi ha fatto apprezzare ogni pagina con interesse e curiosità, al punto da non riuscire proprio a separarmi da questo libro che portavo sottobraccio anche quando sapevo di non aver tempo per leggerlo.

Come al solito la Valentini è una conferma. Con il suo stile fresco e diretto, con una semplicità priva di inutili fronzoli ma ricca di accortezza e precisione, quest’autrice riesce a delineare sulla pagina bianca vere e proprie immagini che appaiono davanti agli occhi del lettore come se fossero scene di un film. Dunque cosa aspettate? BUONA LETTURA!!!

Agemina di Monica M.G.L. Valentini

 

Copertina del libro "Agemina"

Copertina del libro “Agemina”

“Perugia, estate 1294.

La giornata si annunciava calda e afosa come le ultime appena trascorse, a dispetto della leggera brezza mattutina che muoveva lieve le foglie sugli alberi carichi di frutti maturi. La vallata era smeraldina, punteggiata dai colori variopinti dei fiori che offrivano le loro delicate corolle ai raggi di Helios. Poco più in là si allungava una distesa imbiondita dal grano che i contadini, da alcune ore intenti al lavoro, avevano già raccolto in covoni dorati. Il dolce cinguettio degli uccelli echeggiava melodioso, delicato coro al belare delle pecore nei campi e ai grugniti dei maiali nei recinti.
Alle prime luci dell’alba, subito dopo il primo canto del gallo, Jano Roccagelata aveva sospirato, alzandosi indolente dalla sedia”.

Un’altra cosa per cui vado matta sono gli inizi descrittivi. Sono molti i lettori che apprezzano i cosiddetti incipit in medias res, grazie ai quali vengono immessi direttamente nell’azione, senza preamboli e lungaggini varie. A contrario, io tendo a innamorarmi di un buon libro nel momento in cui riesco a entrare nella mente del personaggio, ascoltarlo, vederlo muoversi nel suo mondo, immaginare le sue abitudini quotidiane o i suoi cipigli tipici. Tendo a innamorarmi di un libro quando entro nel libro stesso.
Questo è uno dei motivi per cui oggi voglio parlare di “Agemina”, un romanzo storico di cui ho avuto occasione di godere durante questa lunatica estate. Questo libro è stato un mio fedele compagno di viaggio a prescindere dal sole o dalle nuvole. Che importa? Non ci vuole il bel tempo per dedicarsi a una buona lettura.
La prima cosa che, penso, incuriosisca un po’ tutti è il titolo. Parola strana quest’AGEMINA! E tuttavia è una parola che rientra a pieno titolo nel vocabolario italiano, anche se risulta essere letteralmente sconosciuta per i non addetti ai lavori. Anche per me è stato lo stesso:

 

Quello che mi interessa sottolineare è l’effetto della lavorazione ad agemina che credo sia proprio il risultato che l’autrice ha voluto imprimere nel suo lavoro. Questo è ovviamente un parere da lettrice, ma ritengo difficile non rimanere ammaliati dal complicato puzzle di elementi che ci viene offerto da questo romanzo.
Il libro narra di un periodo storico che va dall’estate 1294 all’autunno 1297. Protagonisti della vicenda sono i membri di una nobile famiglia di un feudo chiamato Roccagelata, i cui signori, i conti Roccagelata, Jano e sua sorella Gelina, si trovano a dover affrontare diverse problematiche causate in parte dal periodo storico tutto particolare (siamo nel momento in cui la Chiesa si trova ad avere a capo il celeberrimo Papa del gran rifiuto, Celestino V) e in parte da situazioni più personali.
All’inizio troviamo Jano Roccagelata a Perugia al seguito di Carlo II d’Angiò, il quale si trova in Umbria per sollecitare l’elezione del nuovo pontefice. L’autrice immette immediatamente il lettore nel momento storico, mostrandogli quanto sia di vitale importanza per il re francese che il conclave si sbrighi a trovare un nuovo papa, giacché, dopo la morte di Niccolo IV e la rinuncia di Giacomo II d’Aragona alla Sicilia, Carlo II ha tutto il diritto di reclamare quella florida terra per sé e solo il Papa può ratificare la sua incoronazione.
Jano non sembra interessato alla causa del re. Ha un secondo fine che rimane del tutto indecifrabile ma che ha a che fare con una promessa che il giovane fece a suo padre, Roffredo Roccagelata, prima che morisse. Egli è giovane e bellissimo, e dimostra una tempra forte e un carattere onesto ma riflessivo e calcolatore, sebbene questa caratteristica andrà affermandosi soltanto in seguito.
In brevi ma incisivi capitoli Monica Valentini crea dei piccoli quadri che presentano i diversi e numerosi (ci voglio tanti personaggi per fare un buon romanzo storico!) personaggi del libro. Da Jano a Gelina, sua sorella, che si rivela una fanciulla coraggiosa e dall’animo moderno e leggermente ribelle. Con rapide pennellate viene dipinto Orso, il menestrello di Roccagelata, giovane aitante che, a dispetto del suo sesso, insegna a Gelina a difendersi con la spada. Il lettore, inoltre, impara a conoscere il vecchio siniscalco Vidicungo Sanfelice, padre Alfio Maletta e le dame di compagnia di Gelina, Alina, Filomena e Dorotea che vivono a Roccagelata. Braccio Colonna, viziato signorotto dal temperamento meschino, figlio di Desiderio Colonna, e il suo scudiero Ruggero Monteforte, che lo segue ovunque con una fedeltà che, a un certo punto, non sente più sua.
Insieme ai personaggi di fantasia, compaiono i concretissimi personaggi storici. Da Carlo II Lo Zoppo e suo figlio Carlo Martello, ai cardinali Pietro Colonna, Sciarra Colonna, Benedetto Caetani, fino al mite eremita del monte Morrone Pietro Angeleri, rimasto alla storia col nome di Celestino V.
I piccoli quadri acquistano via via un senso compiuto una volta che vengono incastrati tra loro, creando un intreccio narrativo coinvolgente e ricchissimo di aneddoti e riferimenti storici. Ed è qui che la Valentini dimostra la sua bravura nella lavorazione ad agemina, come dicevo prima. Dopo aver preparato con oculatezza e accuratezza i solchi per l’inserimento dei colori, lentamente il disegno prende vita in un mosaico da cui è impossibile staccare gli occhi fino a che non ci si è messi alla distanza giusta per poterlo abbracciare tutto con un solo colpo d’occhio.
Per me descrivere i libri di quest’autrice è sempre un po’ complicato. Mi ha abituata a un vero e proprio vulcano narrativo, con il suo stile diretto e veloce che non rinuncia mai alla ricerca del termine corretto, soprattutto quando si parla di storia. Inserirei questo romanzo nel genere storico, sebbene sia intriso di eventi romantici, di aneddoti avventurosi, di scandagli interiori guizzanti come lampi di luce, e lo farei perché raramente ho trovato in un romanzo di questo tipo una così attenta ricerca storica che non cozzi mai con le esigenze narrative di una scrittura di finzione. Monica Valentini trasporta nel suo mondo di carta, con pari dignità, personaggi reali e personaggi inventati e li fa interagire in modo che né si creino quelle tristi falsità storiche che spesso si leggono in questi frangenti, né si sottometta il libro alla storia.

“Morte di un assassino” di Angela Iezzi

la copertina del racconto "Morte di un assassino" di Angela Iezzi.

la copertina del racconto “Morte di un assassino” di Angela Iezzi.

Vorrei iniziare quest’avventura proponendovi la lettura di un racconto. Sebbene nel mondo editoriale odierno promuovere racconti sia diventato praticamente una cosa da pazzi (chi legge più racconti oggigiorno?), io rimango ancora legata a questo genere narrativo, ritenendola tuttora una vera e propria forma d’arte miniata in cui le capacità dello scrittore devono essere espresse al massimo grado giacché ha da attrarre un lettore in pochissime battute.

Il racconto di oggi è il primo che ho avuto l’occasione di leggere di un’autrice comparsa da pochissimo su Amazon. Si tratta della manifestazione di un forte desiderio di condivisione di ciò che si è creato, o almeno così io interpreto la decisione di pubblicare il racconto grazie al servizio di Self-Publishing offerto proprio da amazon.it.

La prima cosa che mi ha colpita, una volta trovato “Morte di un assassino” è stato il titolo. Ho un debole per questi giochi di parole che ammiccano al lettore con una semplice enunciazione e ti dicono:«Cosa credevi??? Che coloro che portano morte ne siano poi immuni?». Insomma la mia attenzione era calamitata irrimediabilmente e mi sono precipitata a leggere la trama, ignorando, per ora a forza, la copertina che pure merita due righe.

La trama che si trova su Amazon recita così:

 

Era un assassino. Il più forte, il più letale. Era l’ombra della morte. Aveva il potere e la libertà di togliere la vita, ma neanche lui poteva sconfiggere il destino. E se il suo destino fosse un destino beffardo? Se la morte non fosse l’ultimo stadio della vita? E se Adam, l’ombra della morte, l’uomo che mai, nella sua vita, aveva obbedito a qualcuno, si ritrovasse schiavo di una volontà sconosciuta?

Un racconto mozzafiato e coinvolgente che non vi permetterà di distogliere l’attenzione dalle pagine e che vi condurrà a scoprire cosa avviene quando a un uomo libero e temibile, viene tolta l’unica cosa a cui abbia mai tenuto. Cosa accade quando muore l’assassino?

 

La copertina, poi, è a dir poco mozzafiato, con quei colori sfumati che sembrano muoversi, vivi, sulla “carta”, richiamando ambientazioni fantastiche e leggendarie. Vi compare soltanto un uomo, di profilo ma col viso nascosto in un gesto di disinteresse e disincanto mentre sembra avviarsi in un luogo misterioso e nebuloso e io non sapevo se pensare che la sua meta fosse la morte di qualcun altro in un nuovo gesto efferato, oppure se il suo cammino lo avrebbe condotto piuttosto alla sua di morte. Ero lì, davanti a quell’immagine, a cercare di cogliere qualche particolare che mi aiutasse a dirimere il dubbio, ma in fondo era chiaro che l’autrice (perché sempre di lei si tratta, di Angela Iezzi) non voleva soddisfare le mie curiosità con quella copertina, quanto piuttosto invitarmi a soddisfarle io stessa, acquistando il racconto.

Ecco fatto! “Morte di un assassino” è sul mio kindle, pronto per essere letto, o meglio divorato. Perché è alquanto pericoloso presentarsi in un modo così promettente per poi deludere le aspettative miseramente e, in fondo, questo era il mio unico timore.

Invece, con mia somma gioia, inizio a leggere il racconto e vi trovo quella che per me costituisce una promessa mantenuta, perché già nell’incipit mi accorgo che dietro il fumo c’è arrosto ed è anche ben cotto.

 

“E così era morto. Deceduto. Finito! Non se n’era neppure accorto, ma era sicuro di essere morto!

Non era accaduto in battaglia. Un guerriero come lui, temuto da chiunque incrociasse sulla sua strada, un assassino che aveva ucciso più uomini e donne dei giorni che aveva vissuto, morto per una malattia, in un letto! Un letto sudicio e imbrattato!”

 

Niente giri di parole, l’autrice va diritta al punto e il punto è che questo personaggio mortifero, dal nome biblico di Adam, è morto nel modo che lui riteneva essere non solo il meno probabile, dato il suo stile di vita, ma addirittura il più ignobile che potesse capitargli. Ma in fondo il destino è beffardo e, quando ci si mette di punta, raggiunge sempre il suo scopo e, in mancanza di qualcuno che riuscisse a uccidere un uomo tanto letale, ha trovato un’assassina peggiore perché non tangibile. Il richiamo che mi è venuto immediato è quello di Achille, valoroso eroe classico e semidio che, nell’Iliade, riesce a sconfiggere il mio personale paladino, Ettore di Troia, finendo col menomare persino la sua memoria in quanto, se si parla di Omero, la gente pensa sempre prima ad Achille e a Ulisse e poi, finalmente, forse, arriva Ettore. Chi ha ucciso il temibile Achille? Be’, non era una malattia, questo è vero, ma un destino beffardo di mezzo c’è sempre, se si pensa che il colpo mortale fu scoccato dal più pavido e inetto personaggio dell’Iliade: Paride.

Ad Adam accade pressoché la stessa cosa, solo che qui il destino/autrice sembra essere ancora più perfido e canzonatorio perché …

 

“ … la sorte lo aveva maledetto, ma non aveva ancora finito di prendersi gioco di lui: non appena aveva riaperto gli occhi, aveva sentito, sicuro come la morte, la sua morte, di essere stato privato di un pezzo fondamentale di se stesso, la sua libertà.

Furioso come non si era mai sentito si guardò intorno alla ricerca del colpevole, della persona, uomo o donna, vecchio o bambino, chiunque fosse, che aveva osato richiamarlo dal mondo dei morti solo per renderlo schiavo”.

 

Adam non è un mercenario, quanto piuttosto un uomo alla continua ricerca della propria libertà personale, conquistata grazie alla forza e alla brutalità che gli vengono naturali, e ora lo ritroviamo nella situazione che meno gli si può addire. Nella mia mente si era già delineato un veloce e terribile epilogo alla vicenda e, insieme al protagonista, cercavo con lo sguardo tra le righe il colpevole di un gesto simile, senza per altro riuscire a immaginarlo prematuramente. Per fortuna eccolo lì, che compare immerso nell’oscurità, davanti ai miei come agli occhi di Adam: « … sembrava un ragazzino dai lineamenti delicati, vestito di stracci messi insieme alla bella e meglio».

A questo punto direi che gli ingredienti ci sono tutti. La mia curiosità era alle stelle giacché sapevo che il racconto sarebbe andato avanti ancora per diverse pagine e non riuscivo a figurarmi nella mente cosa avrebbe potuto salvare quel povero ragazzino dalle grinfie del suo spaventoso schiavo. È chiaro che le invenzioni narrative possono essere molte e le varianti ancora di più ma questa storia si evolve in un modo che ho trovato completamente nuovo e che, meravigliosamente risponde a quella prima curiosità che mi albergava dentro. L’avevo visto in copertina prima ancora di conoscerlo e, leggendo il titolo e la trama, non ho potuto fare a meno di domandarmi cosa ci fosse, lontano da quel mastodontico tronco, immerso in quella nebbia, che l’attendeva. Non sapevo come si chiamasse o cosa volesse, non sapevo quali fossero i motori delle sue azioni né quali fossero i suoi pensieri e i suoi desideri, ma, e qui devo riconoscere tutto il merito all’autrice Angela Iezzi, sapevo che avrei dovuto scoprirlo e volevo scoprirlo a tutti i costi.

Ho avuto la mia risposta.

Ho ottenuto soddisfazione da una bella, scorrevole e, purtroppo breve, lettura.

Ora non posso far altro che complimentarmi con Angela per la sua attenzione ai particolari, per la fluidità del suo scrivere, per il suo stile immaginifico e diretto che si fa leggere tutto d’un fiato. Congratulazioni e spero che pubblichi presto qualcos’altro di altrettanto coinvolgente. Nell’attesa, per chi non l’avesse ancora fatto, LEGGETELO perché ne vale veramente la pena!!!